L'EMERGENTE FEDERICA LOMBARDI,

Cesena. La nipote del celebre pittore debutterà alla Scala

Un soprano romagnolo in Cina «Nonno Sughi mi incoraggiava»

 

CESENA. La carriera della romagnola Federica Lombardi si sta schiudendo luminosa.

Soprano, 27 anni, è da poco volata in Cina per esibirsi in con-certi "premio" frutto di una selezione del Festival di Salisburgo 2015. La voce di Federica sta crescendo con oculata gavetta; si è perfezionata all'Accademia della Scala di Milano con maestri come Luciana D'Intino e Renato Bruson. E nel marzo 2017 debutterà proprio sul più ambito palcoscenico operistico del mondo, nel suo primo ruolo vero, sarà "Anna Bolena" di Donizetti. A breve canterà anche alla Deutsche Opera di Berlino nel ruolo di Micaela della "Carmen" di Ravel.

Nata a Cesena nel 1989, vissuta fino ai 7 anni sulle colline di Carpineta, poi trasferitasi con famiglia a Forlì, Federica ha studia-to al liceo musicale forlivese Angelo Masini e sostenuto esami anche al conservatorio Maderna di Cesena. L'ippodromo della sua città le ha con-segnato nel Campionato europeo di chiusura il premio "Un romagnolo per l'Europa". Fra i suoi maestri, anche il soprano Mirella Freni e Romualdo Savastano che l'ha forgiata. Un trampolino proficuo è stato il concorso Aslico (circuito operistico che raggruppa più teatri lombardi); ha vinto Como nel 2014 e 2015. Mozart le ha offerto i primi ruoli importanti: donna Elvira del "Don Giovanni", la contessa dalle "Nozze di Figaro".

Una accesa passione per l'arte e il melodramma, che richiama quella per la pittura del suo famoso nonno materno, il pittore Alberto Sughi.

 

Federica, considera il suo inizio folgorante?

«Mah - minimizza con modestia la cantante -, non direi, tutto è cominciato normalmente, con audizioni. Mi piaceva la musica classica e i miei genitori avviarono sia me che mia sorella Susanna (biologa) allo studio del pianoforte. Ma non era la mia strada. Dalla classe di canto sentivo la voce delle ragazze e volevo provare anch'io. Arrivata a 17 anni cominciai. Subito mi dissero che potevo avere delle possibilità, ma siamo in tanti...».

 

Quali ruoli preferisce?

«Me ne piacciono tanti, per ora mi sento bene nei ruoli mozartiani. La prima opera che ascoltai al liceo di Forlì fu "Le nozze di Figaro"; è curioso che ne sia stata poi interprete in teatro, addirittura chiamata all'ultimo momento per il ruolo della contessa».

 

Che dire della sua prossima Anna Bolena alla Scala?

Con Anna Bolena mi avvicino al bel canto, a uno stile e a una scrittura diversi, occorre molta preparazione. Ero titubante, mi sono fatta consigliare. Andando avanti spero di arrivare anche a Verdi e a Puccini ma per gradi, senza fretta, voglio essere certa nelle scelte di repertorio. Non si può cantare tutto, per ora la mia voce è più da soprano scuro».

 

Considera il cesenate teatro Bonci un riferimento?

«Al Bonci vi debuttai nel 2009, in "Sei notturni" di Mozart. Mi portò la mia insegnante Pia Zanca in un "Pomeriggio concerti-stico" per giovani talenti. Nel 2009 cantai pure a Forlì e proprio nel ruolo della contessa di "Figaro". Nel 2010 mi esibii anche alla Rocca di Bertinoro e a Rimini, sempre come contessa. Certo, sarebbe bello cantare al Bonci in una produzione di rilievo».

 

Quali opportunità incontra un soprano in carriera?

 «Credo che una strada giusta sia quella di Aslico che riunisce più teatri per produzioni dignitose dove i giovani possono cantare. Per due volte a Como quel circuito mi ha permesso di farmi conoscere. E proprio lì mi ascoltò un emissario della Scala suggerendomi di perfezionarmi nell'Accademia scaligera. Il fatto è che siamo tanti cantanti a fronte di poche iniziative; i piccoli teatri non fanno più produzione lirica.

È un peccato perché ci sarebbe tanto pubblico. Io stessa non me lo aspettavo. Da Vienna alla Germania ho notato tanti giovani all'opera, entusiasti. L'Accademia della Scala promuove anche l'opera per i bambini, è importante perché solo grazie a loro la lirica potrà avere futuro».

 

Che cosa ricorda del suo famoso nonno?

«Vissi a Roma due anni a casa sua quando studiavo; era molto contento che mi dedicassi al canto e che fossi lì, con lui, mi ha sempre incoraggiata. Il nonno non era un grande ascoltatore di opere, pero' mi raccontava di quando le andava a vedere al Teatro Bonci».

 

L'ha avvicinata all'arte dei pennelli?

«Quello no, non e' tra le mie velleità dipingere, sono negata. Ma ero un'attenta osservatrice, mi sedevo in un angolo del suo studio e lo guardavo. Lo vedevo cancellare e poi riprendere sulla stessa tela, teso a ricercare il meglio. Un grande esempio anche per i miei studi».

 

Claudia Rocchi

 

 

 

 

Quando l'Opera e' d'Arte!

Federica Lombardi ricorda il nonno materno Alberto Sughi in vista del prossimo debutto alla Scala di Milano.

 

Claudia Rocchi, L'emergente Federica Lombardi, in Corriere di Romagna, 20 Settembre 2016, pag. 31

 

 

Federica Lombardi nella sezione Cultura, Spettacoli e Tempo Libero del Corriere di Romagna

Testi provenienti dall'Archivio Sughi

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20 Settembre 2016