Alberto Sughi, Pittore

 

È destinato a cercare in eterno, è inutile cercare di convincerlo

non c’è tranquillità per chi come lui è destinato a cercare in eterno

Cercare in che senso?

È uno solo il concetto della ricerca

 

“Alberto Sughi, Pittore”. Non dice altro la disadorna lapide situata per volere dell’artista nel cimitero di Ruffio presso Cesena, sua città natale. Una tomba tra le altre, senza alcun segno distintivo o meno che mai celebrativo, solo qualche pianta grassa e il rumore di fondo della vicinissima strada provinciale su cui sfilano veloci e ignare macchine e camion.

Non sono indicate le date di nascita e morte ma solo, emblematicamente, ciò che egli è stato nell’intervallo tra le due: pittore. Una vita consacrata al percorso, al tragitto, alla ricerca, al lasciarsi costruire da essa. Merce rara di questi tempi, motivo per tornare a riflettere sull’operato dell’artista, non per celebrarne le gesta, ma per interrogarsi su cosa resta di attuale e vivo, approfittando dell’anniversario – non di morte ma di nascita – di Alberto Sughi, nato a Cesena il 5 ottobre 1928.

Alberto Sughi fa parte di quella generazione di artisti che a partire dagli anni Cinquanta comincia a orbitare intorno a Roma, per entrare nel vivo di quel clima di entusiasmi, fecondi scambi, lotte culturali e politiche, critica militante, appassionati incontri e scontri intellettuali, grandi ideali. Dal silenzio della nativa Romagna l’artista si ritrova catapultato nelle rumorose viscere della capitale e inizia a indagarne luci e ombre dall’interno. Popola gli scenari urbani di un’umanità in preda alla scoperta di sé di fronte alla modernità, di cui coglie lo stordimento, il timore, il disfacimento, a tratti la dolcezza, spesso la solitudine.

Sughi dipingeva a memoria, nel suo studio, dopo essersi riempito gli occhi del brulichìo umano e metropolitano, arricchendolo della propria fervente e tagliente immaginazione. Anche per questo Baudelaire non avrebbe esitato a chiamarlo pittore della vita moderna. Un artista, affermava il fine critico d’arte francese, deve produrre opere che abbiano una doppia natura: la componente eterna e immutabile deve essere racchiusa in una sorta di involucro che è la sua parte transeunte, specchio dei tempi in cui viene prodotta, imbevuta di epoca, moda, morale e passione. L’opera di Sughi potrebbe essere indifferentemente percorsa seguendo uno di questi fili, o ancora meglio, cercando di ordire una trama tra questi.

È con il pittore della vita moderna che ha origine l’arte contemporanea, e con essa, quello che siamo: per questo resta tanto attuale il pensiero di Baudelaire. Un’analisi di questo tipo consente inoltre una riflessione a maglie larghe, libera dalle strettoie – astuzie e scorciatoie, come le chiamava lo stesso Sughi – in cui spesso incappa la critica, tentando di etichettare gli artisti secondo rigide categorie. L’arte di Sughi non fa eccezione, e la sua opera viene forse troppo frettolosamente definita realismo esistenziale.

L’artista partecipò effettivamente a una serie di mostre con i pittori Banchieri, Ferroni e Vespignani per i quali era stata coniata tale definizione, ma solo per un breve periodo, e conservando comunque sempre una sua ricerca autonoma, preferendo sempre correre – parole sue – individualmente."

 

Estratto da Francesca Assennato, Alberto Sughi, Pittore, ArtNoise Mag, Roma

 

 

 

Voci correlate / Approfondimenti / Collegamenti Esterni

 

Francesca Assennato, Alberto Sughi, Pittore, ArtNoise Mag, 5 Ottobre 2016 Roma

 

ARTNOISE ricorda

ALBERTO SUGHI

Cesena 5 Ottobre 1928 - Bologna 31 Marzo 2012

La prima pagina di ArtNoise Mag dedicata ad Alberto Sughi il 5 Ottobre scorso (data di nascita dell'artista)

Testi provenienti dall'Archivio Sughi

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22 Ottobre 2016